Mostra fotografica

Collettiva

Art Gallery Gregorio VII 274

Benessere

Può l’arte dare benessere? Può l’arte essere terapeutica? Assolutamente si. 

L’Arte è un’espressione di se stessi che fa emergere la nostra interiorità, le nostre emozioni, la gioia, le paure che attraversano la nostra anima, sia nella forma consapevole che inconscia.

Come altri strumenti, anche l’arte può aiutarci a stare meglio, sia per chi la compie che per chi la guarda. Guardare una fotografia è instaurare un dialogo con l’opera e con i suoi contenuti, per questo quando si sceglie un’opera d’arte si cerca un soggetto che abbia una risonanza con il nostro io profondo. L’opera d’arte è un messaggio diretto al cuore che non ha bisogno di parole.

Adesso più che mai, dopo questi anni difficili di pandemia abbiamo capito quanto sia importante riqualificare l’ambiente in cui viviamo, prendere cura degli spazi della nostra casa con l’arredamento è fondamentale per avere una vita serena nel nostro quotidiano.

Quali soggetti si troveranno all’interno della mostra?

Le opere che rappresentano la natura con i quattro elementi: acqua aria terra e fuoco, la luce, il colore, e la danza che sin dai tempi più antichi ha accompagnato la vita dell’uomo ed il suo benessere fisico.

Carlo Zoppi

Carlo Zoppi

Bolle d'Aria

Questo lavoro riprende nascita, vita e morte di bolle d’aria che emergono dall’acqua in un ciclo continuo, in sequenze sempre diverse tra loro e che per me rappresentano la metafora della vita, diversa per ogni singolo essere umano, in una serie di interrelazioni che cambiano nello spazio e nel tempo. È come vedere il racconto di una vita a velocità elevata, con la presa di coscienza della fugacitàdell’esistenza e della fine che può arrivare all’improvviso con l’uscita dell’aria dalla bolla, che poi è anche l’esalazione dell’ultimo respiro. Ogni osservatore può leggere l’evoluzione delle bolleidentificandosi in uno specifico passaggio, ritrovandosi in una fase del proprio percorso terreno o soffermandosi a riflettere sulle scelte più o meno volute che ha fatto o sta facendo per dare un senso alla sua esistenza. La mia attenzione è stata particolarmente colpita dalla fase della scomparsa di ognuna di esse, rappresentazione plastica della morte. Quando cesserò di esistere fisicamente resterà (forse) solo il ricordo accompagnato da quel poco o tanto che avrò realizzato, ma che per me non sarà mai abbastanza, proprio per quell’urgenza ossessiva di creare costantemente qualcosa di nuovo che mostri le mie sensazioni, i miei pensieri e possa essere un positivo contributo per chi vorrà provare a comprenderli.

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