Carlo Zoppi

Italia, Ancona

Carlo Zoppi è un artista che ha iniziato a scattare oltre 40 anni fa ed è apprezzato per quella che lui definisce “fotografia naturEalistica”, ambito in cui spazia dalla ricerca di ampie vedute a quella di piccoli particolari, che coglie grazie al suo innato spirito di osservazione, senza intervenire per modificare la realtà del momento, sia che fotografi un fiore, un paesaggio, un volto o un macchinario in movimento.

Quindi i suoi soggetti non si limitano ad essere quelli della “natura”, ma tutto ciò che lo colpisce e che cerca di fermare senza artifici o ricerca di ambientazioni forzate.

 

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Art Gallery Gregorio VII

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Su di me

ESPOSIZIONI

Fotografo autodidatta, guidato dalla passione e dall’istinto, dice di sé che in quasi tutte le sue attività ha cominciato a studiare da grande, per dare un senso logico ai suoi lavori: questo lo ha portato a trasformare un hobby in un’attività artistica e professionale.

Nell’ultimo decennio del ventesimo secolo ha esposto in mostre personali anche su invito di enti pubblici,

Sue fotografie sono presenti da molti anni in collezioni private ed enti pubblici (Provincia di Ancona, Ente Parco Naturale del Conero, Istituto Pellico), altre sono state pubblicate su riviste del settore agroambientale e turistico, più recentemente gli sono stati commissionati lavori nel campo della fotografia industriale e della ritrattistica.

Dopo un lungo periodo di lontananza da mostre, pubblicazioni ed eventi, nel 2020 ha deciso di riproporsi nel mondo dell’arte anche con una diversa visione della fotografia e con un approccio più intimistico alla realizzazione delle sue opere.

L’approccio e lo stile

La passione per i paesaggi maestosi o stilizzati risente del suo apprezzamento nei confronti di due fotografi diversissimi tra loro: Ansel Adams e Mario Giacomelli, mentre l’uso di ottiche spesso non convenzionali come quelle utilizzate da Ronnie Gaubert nella fotografia ravvicinata, sono elementi che si possono cogliere nelle sue immagini.

Nonostante questi richiami a grandi autori, Carlo Zoppi percorre una sua strada di ricerca, invitando chi osserva i suoi lavori a non fermarsi all’esteriorità dell’immagine, che porta ad andare velocemente oltre, ma a riflettere su contenuti meno appariscenti, quelli che lo hanno colpito quando ha deciso di bloccare quel particolare momento.

Ecco quindi, che privilegia gli scatti non “preparati a tavolino”, magari colti “al volo”, ma più spesso attesi con pazienza o immaginati dopo essere entrato in sintonia con il contesto e con il soggetto della ripresa.

Lui preferisce dire che ferma “immagini”, ritenendo che tale descrizione dello scatto abbia più “potenza” del semplice termine “fotografie”, perché nella parola “immagine” vede sottointeso anche il sentimento, la spinta emozionale, l’urgenza di esprimere un concetto.

Le opere che presenta partono dallo scatto, passano attraverso una elaborazione oggi indispensabile nell’era della fotografia digitale (prima lo sviluppo avveniva in camera oscura), per poi arrivare alla materializzazione del tutto con la stampa: in ogni fase di questo processo le sue scelte vanno sempre nella direzione di fornire una propria visione della realtà.

Nella sua produzione artistica si notano anche le dimensioni delle opere, quasi sempre di medio o grande formato, le proporzioni non canoniche tra i lati delle fotografie e la scelta dei supporti di stampa.

Infatti, per ogni fotografia l’autore sceglie con attenzione i materiali su cui farla stampare, spaziando da carte “fine art” di varia tipologia a lastre di alluminio, alla costante ricerca del risultato migliore per esaltare la nitidezza, la texture o al contrario l’effetto soft piuttosto che quello grafico di volta in volta più adatto ad esprimere il sentimento che lo ha spinto a fermare quella specifica immagine.

Artist statement

La fotografia, nelle sue diverse declinazioni, è la forma espressiva che dà vita alla mia attività artistica.

Nell’impormi di non essere fagocitato dall’incessante scorrere del tempo, mi muovo con passo lento per cogliere momenti spesso irripetibili, restando in un ambito di realismo e cura del dettaglio sia nella fotografia naturalistica e paesaggistica, sia in quella industriale e nella ritrattistica.

Creo le mie opere usando spesso obiettivi non convenzionali e applicando le logiche del pensiero laterale, osservo in punta di piedi per non disturbare.

Anche se non amo uniformarmi a nessuna corrente artistica o di pensiero, nella scelta delle inquadrature e dei momenti, ma anche nelle fasi di sviluppo digitale delle immagini, cerco di fare tesoro degli esempi di grandi artisti: da Ansel Adams a Ronnie Gaubert, da Franco Fontana a Mario Giacomelli.

Dietro e dentro una mia immagine ci sono una storia, un’idea, un concetto, una visione, a volte espressi anche nel titolo, altre volte più velati, così da lasciare lo spettatore alla sua libera interpretazione.

POETICA

40 ANNI DI SCATTI

Carlo Zoppi nasce ad Ancona nel 1964 ed eredita dal padre Mario l’interesse per la fotografia.

Mario scattava foto di famiglia usando macchine a rullino e polaroid e filmava scene di vita e viaggio negli anni 60 e all’inizio degli anni 70 del secolo scorso, poi una prematura scomparsa lo allontanò dai suoi cari.

Carlo trovò da ragazzo una di quelle macchinette e comincio a scattare.

Con alcuni risparmi comprò la sua prima reflex e pian piano aggiunse vari obiettivi per dare il taglio giusto alle immagini che vedeva imprimersi prima nella sua mente che sui negativi e poi sulle diapositive.

Qualcuno cominciò a fare degli apprezzamenti sulle foto che Carlo faceva sviluppare senza intervenire in alcun modo perché già allora privilegiava il colore.

Un giorno, un fotografo professionista chiese di poter vedere meglio alcune semplici 10 x 15 che lui incorniciava su dei passe-partout neri per suo piacere personale.

Gli disse che c’erano cose interessanti e questo lo stimolò a migliorare tecnica e attrezzatura, entrando nel mondo Nikon.

Come in quasi tutte le proprie attività si mosse da autodidatta, sperimentando, visitando mostre, cercando di capire cosa gli piaceva di più.

Poi alcuni amici gli chiesero di immortalare i loro matrimoni.

Lavoro impegnativo per un novellino, ma i risultati furono soddisfacenti e fece alcuni lavori anche per uno studio fotografico di Ancona

Da qui a presentare le proprie opere in alcune mostre il passo fu breve e in diversi acquistarono sue immagini.

“Foto Annual 1994” pubblicò un suo scatto nell’annuario dei fotografi italiani.

Altre immagini furono utilizzate per alcune attività promozionali e pubblicate anche su riviste, tra cui Plein Air ed alcune sono conservate in collezioni private, presso la Collezione della Provincia di Ancona, al Centro Visite del Parco del Conero e alla scuola Silvio Pellico di Camerano.

Sue foto sono state pubblicate su riviste a tiratura nazionale, per documentare articoli tecnici di cui Carlo è stato anche autore, mentre altre vengono tuttora inserite in perizie professionali eseguite per la Magistratura o per altri committenti.

A metà degli anni 90 fu tentato di buttarsi professionalmente nel mondo della fotografia, ma alcune situazioni contingenti lo fecero desistere.

Nonostante questo, una o più macchine fotografiche lo hanno sempre seguito in passeggiate e viaggi.

Con l’avvento del digitale perse il piacere della stampa, ma continuò ad archiviare migliaia di immagini, perché lui ha sempre preferito la parola “immagine” a fotografia…

L’elaborazione dei file grezzi (RAW) memorizzati dalle macchine in fase di scatto ha rappresentato una notevole svolta nella visione che Carlo ha sempre avuto rispetto alla gestione delle immagini.

Da persona pronta a mettersi in gioco e a rivalutare le proprie opinioni, quasi alla fine del 2020 si è accorto che fino a quel momento aveva sottovalutato una marea di potenzialità nel campo della fotografia.

Lui era abituato a vedere un’immagine, cercare di immortalarla con uno scatto e poi a tenerla o buttarla basandosi sul risultato elaborato automaticamente dal programma che permette la visione con il computer.

Quindi, parti sfuocate, sovraesposte, sottoesposte, o con altri apparenti difetti andavano irrimediabilmente nel cestino.

Poi l’illuminazione: aprire un file grezzo (RAW) era come prendere una pietra per uno scultore! Dentro il blocco di marmo c’è l’opera che va tolta dall’involucro, nel file RAW c’è tutto quello che il fotografo ha visto o che gli è sfuggito, ma era lì in quel posto e in quel momento!!!

Usando i software di sviluppo era ed è possibile correggere quello che il software arbitrariamente fa o non fa emergere: tanti scatti non sono sbagliati, ma semplicemente male interpretati dalla logica informatica delle fotocamere e dei centri di sviluppo.

Quindi, l’arte non è solo fermare l’immagine, ma cesellare i singoli codici numerici che formano i pixel dell’immagine seguendo anche le varie fasi della post produzione (sviluppo, editing, stampa, ecc.).

Una conferma ulteriore gli viene dalla lettura di una considerazione scritta da un altro fotografo: “Ormai non basta più saper scattare. Un buon fotografo lo riconosci dall’editing delle sue foto. Senza un buon editing le foto non sanno più di niente. È il mondo che va avanti.”

Un nuovo mondo si apre a Carlo Zoppi che inizia una nuova avventura fatta di scoperte e di proposte, senza mai manipolare le immagini, ma dando solo risalto alla realtà, troppo spesso nascosta delle cose.

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